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INTRODUZIONE

Il prodotto made in Italy, è diventato negli anni sinonimo di buon design, ma non ha di solito brillato, nell'immaginario collettivo per essere portatore di particolare know-how tecnologico.
In effetti, nell'era del transistor, il prodotto italiano aveva perduto quello smalto che aveva, per esempio, nella seconda metà degli anni '30 con la produzione di radio di eccezionale qualità, spesso superiore alla concorrenza europea e americana.
Di contorno a tale produzione di qualità in Italia, avevamo un fenomeno che di italiano aveva ben poco.
Negli Stati Uniti, già dagli anni '30 esisteva una rete di negozi di elettronica e una vasta produzione nazionale di componentistica rivolta agli hobbisti e a fabbricanti, condensatori, resistenze, valvole, gruppi HF trasformatori e anche mobili per radio in legno e in bachelite.
Queste ditte spesso si rivolsero alla crescente schiera di appassionati anche con scatole di montaggio. Un fenomeno tipicamente americano che l'italianissimo Giovanni Geloso importò dagli USA in Italia, già dal 1931.
Il brillante ingegnere italiano che poi si farà chiamare John, fece una folgorante carriera negli Stati Uniti negli anni '20, alla Pilot, una delle aziende leader nel settore, e decise di portare in Italia un business fondato sulla distribuzione di scatole di montaggio e produzione di componentistica.
In quell'epoca ormai remota, va sottolineato, non esistevano ancora negozi di componenti elettronici, che tanto successo ebbero poi negli anni '50 fino a tutti gli anni '90 (e che ora sembra arrivato al suo tramonto): la possibilità di acquistare per corrispondenza dei kit o anche solo componenti elettronici veniva vista come una grande conquista.
Oltretutto, i prezzi erano altamente concorrenziali, mentre i progetti erano sufficientemente aggiornati.
La produzione di componentistica elettronica italiana, fu un fenomeno in grande espansione, e conobbe una stagione di successo fino agli anni '70, esportando anche negli Stati Uniti (soprattutto condensatori a film plastico).
Marchi come DUCATI, MICROFARAD, MIAL, RESISTA, MAGNADYNE, FIVRE, ATES, SICTE, OFIDIA, GELOSO, ICAR, CIRCE, MISTRAL, CIARE, IREL costituirono in Italia le vere fondamenta dell'industria radioelettronica dagli anni '30 fino alla soglia degli anni '70.
Logico quindi, che la produzione nostrana di radio a transistor fosse equipaggiata con componentistica made in Italy.
Certamente questo approvvigionamento era più costoso di quanto lo fosse per le ditte giapponesi la fornitura di componenti delle varie ELNA, RUBYCON, NIPPON CHEMICON, che potevano contare su manodopera a più basso costo, e maggior diffusione.
Questo senz'altro contribuì a rendere sempre meno conveniente per le ditte italiane, continuare a costruire e progettare nuove radioapparecchiature.
La produzione italiana continuò nel corso degli anni '60 per scomparire praticamente verso la fine degli anni '70, quando il settore delle portatili venne occupato completamente dall'importazione.
Continuava la produzione di apparecchi TV e una piccola, ma valida produzione HI-FI e AUDIO PRO.
Con la progressiva scomparsa delle ditte del terziario tutta la produzione del settore elettronico civile andò scemando, con la scomparsa, uno dopo l'altro di tutti i nomi storici del made in Italy: qualcosa di molto simile a ciò che avvenne negli Stati Uniti, su scala maggiore, un decennio prima.
Si può pertanto concludere considerando l'estremo interesse, anche dal punto di vista tecnico che rivestono i prodotti dell'era elettronica del made in Italy, essendo questi, per lo più completamente fatti e progettati in Italia, testimoni dell'esistenza di una vera e propria maniera italiana "di concepire la radio a transistor".

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